di Silvano Pedrini
Una delegazione di consiglieri comunali del Partito Democratico Silvano Pedrini, Ruggero Purin, Nicola Salvati, Paolo Serra) ha voluto incontrare, il 14 dicembre scorso, operatori (tra cui il Presidente Vincenzo Passerini e il direttore Alberto Cortelletti) e ospiti della cooperativa Punto d'Incontro spinti da diverse motivazioni:
- sensibilizzare i consiglieri comunali sulle tematiche e sulle problematiche dell'inclusione sociale;
- offrire solidarietà agli ospiti e agli operatori da parte della forza maggioritaria in consiglio comunale;
- conoscere dati e andamento delle presenze in relazione anche alla crisi che avvolge il Paese;
- avere informazioni sulle problematiche, i punti critici, le possibili soluzioni.
I dati mettono in evidenza un aumento vertiginoso dal 1999 con 27.433 presenze (con una media giornaliera di 85 ospiti) – abbiamo volutamente omesso i dati del primo anno – al 2010 con 54.732 presenze, con una media giornaliera di 175 presenze.
Negli ultimi anni si è notata una stabilizzazione nel numero di presenze ma con una diminuzione di stranieri (la crisi ha fatto calare il numero degli arrivi ma c'è stato un incremento delle presenze di italiani). Anche per il 2011 la media di presenze giornaliere risulta tra 165 e 180 ospiti per il pranzo. La cooperativa Punto d'Incontro cura il pranzo del mezzogiorno (dal lunedì al sabato) per le persone in difficoltà (senza casa e senza lavoro) e in piccola parte il dormitorio di Ravina – per l'emergenza freddo – e l'inserimento lavorativo per persone in difficoltà segnalate dai servizi sociali.
Il problema maggiore che gli ospiti segnalano è comunque quello del lavoro: sono presenti persone che hanno lavorato per 15 - 20 anni come cuochi, muratori, operai generici, ma che hanno perso il lavoro a cinquant'anni e che ora proprio perché hanno perso il lavoro e non riescono più e reinserirsi; spesso hanno perso anche la casa (e a volte anche la famiglia).
Quello che chiedono al comune (pur consci che non è una competenza diretta del comune) è un impegno nei confronti dell'amministrazione provinciale per creare condizioni che favoriscano l'occupazione, che diano la possibilità a questi ospiti di dimostrare la loro volontà di impegnarsi, di formarsi anche a nuove professioni, di produrre, di affrancarsi da questo stato di bisogno. L'esperienza del cuoco presente che – anche con l'aiuto degli operatori – alla vigilia della stagione invernale ha spedito curricola a tutti i ristoratori ma che – anche quando si aprivano possibilità queste erano chiuse di fronte all'età (50 anni sono troppi), fa molto riflettere e impone un'azione attiva dell'amministrazione pubblica.
Altro problema fondamentale è quello dell'ospitalità notturna per i mesi invernali dove – pur riconoscendo gli sforzi del Comune – molto rimane ancora da fare per rendere meno pesanti le giornate invernali. In questo senso un contatto diretto con queste situazioni sarebbe importante per tutti (amministratori e cittadini) al fine di acquisire consapevolezza di cosa vuol dire vivere senza casa e senza lavoro.
Ci sarebbero tante considerazioni etiche, morali, ecc., di questo strano mondo e ogni volta che sento delle storie mi viene tristezza a pensare che l'individuo è costretto ad elemosinare un po' di dignità.
Ritornando a noi, alcuni brevi spunti: l'emergenza freddo: Ma quale emergenza freddo? Ogni inverno fa freddo e le persone sono fuori all'aperto! togliamo questa parola "emergenza freddo" e vediamo di stabilizzare questa situazione. Ci sono sempre in media circa 160 persone ad avere bisogno di un tetto: realizziamo qualcosa di fisso in base a questi numeri.
Capisco inoltre che non dobbiamo dare l'idea che diamo ospitalità alle persone in difficoltà altrimenti ci arrivano da tutta l'Italia ma ormai abbiamo un numero certificato di presenze, di persone diciamo "fisse" che hanno questa esigenza diamogli una sistemazione "quasi stabile", altrimenti questi, siccome possono stare in un dormitorio solo 30 giorni, passano il loro tempo a Trento 30 giorni poi a Rovereto altri 30 giorni e avanti così di nuovo a Trento e poi a Rovereto. Ma ha senso tutto questo?
Un altro problema che devono affrontare è quello di prendere il treno, ma non hanno i soldi, sono i famosi "portoghesi", li fermano, li fanno scendere oppure vogliono dargli la multa. Ma se non hanno un soldo come fanno a spostarsi? Non sarebbe saggio dare loro un pass per muoversi sui mezzi pubblici così da potersi muovere alla ricerca di lavoro? Ad esempio, se uno vuole cercare lavoro a Cavalese come fa a recarsi a Cavalese se non ha almeno i soldi per l'autobus!? Vogliamo aiutarli o continuare a bastonarli!?
Vogliamo dar loro dei mezzi condivisi nei vari dormitori come, ad esempio, un PC per collegarsi in rete e vedere se all'Agenzia del lavoro sono esposte delle richieste lavorative oppure per vedere l'orario di un mezzo pubblico, oppure per mandare una richiesta di lavoro? Costa troppo? Queste persone quando trovano un lavoro anche se solo per un breve periodo vanno a lavarsi alla stazione, perché hanno la dignità di andare puliti al lavoro: è mai possibile che non riusciamo a garantire il minimo vitale? Senza lavoro è snervante passare la giornata dalla stazione alla biblioteca a mangiare al Punto di incontro e poi alla stazione e poi in biblioteca e poi a cena dai frati e poi alla ricerca di un posto caldo e un posto dove dormire.
Se vogliamo dare una mano alle persone che hanno bisogno di lavoro perché non gli diamo dei lavori utilizzando qualche forma di assegno, tipo quello utilizzato anche dal Comune di Trento durante l'estate per retribuire i ragazzi che hanno pulito i giardini?! I "senza casa" si sentirebbero utili, guadagnerebbero qualche soldo (ieri uno di loro in tasca aveva 60 centesimi).
In ogni caso è fondamentale creare un raccordo tra Comune, Pat e volontariato così si riuscirebbe a rendere più umana l'esistenza a queste persone che cercano solamente un'altra possibilità di riscatto, non vogliono niente gratis, vogliono meritarsi quello che chiedono, anche il semplice pranzo.
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