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1° maggio 2010 - Lavoro, Legalità e Solidarietà
giovedì, 29 aprile 2010

mani incrociate con frase il futuro è un lavoro di tuttiQueste le parole d'ordine con le quali Cgil Cisl e Uil hanno intitolato le iniziative organizzate a livello nazionale e locale in occasione della ricorrenza. Ai tradizionali temi del lavoro e dello sviluppo economico sono legati anche quelli dell'accoglienza e dell'integrazione degli immigrati e della legalità. Quest'anno ricorre anche il quarantennale dell'approvazione dello "Statuto dei lavoratori", la legge n. 300 del 20 maggio 1970.

In occasione del primo maggio si festeggia in tutto il mondo non solo un momento celebrativo ma piuttosto l'espressione simbolica della grande forza di emancipazione sociale e civile rappresentata dal mondo del lavoro. Al primo maggio si legano storicamente anche altre grandi aspirazioni e domande di cambiamento a partire da quella dell'uguaglianza, con la rivendicazione dei diritti civili, del suffragio universale, di difesa della pace e della democrazia; alle rivendicazione per l'emancipazione e per i diritti dei popoli, per il riconoscimento della parità e delle pari opportunità tra uomo e donna, per l'affermazione dei diritti civili e della libertà delle persone. La forza dei valori e dei riferimenti ideali che il 1° maggio riesce ad evocare ed esprimere, soprattutto nei confronti delle giovani generazioni, aggrega settori sociali anche diversi e lontani dal mondo del lavoro.

"L'Italia è una repubblica fondata sul lavoro". La Costituzione italiana è l'unica nel panorama, non solo europeo, a contenere una formulazione così netta ed esplicita riferita al lavoro. Dunque, il lavoro è contraente fondamentale del nostro patto costituzionale che individua, con spirito anticipatore, un equilibrio tra mercato e giustizia sociale; i diritti sociali e del lavoro si intrecciano in modo profondo ed esplicito con quelli civili e politici in un processo dinamico di crescita ed affermazione.

Ma c'è il pericolo che la deriva liberista e senza regole di questi ultimi anni, madre della grave crisi finanziaria che ha investito tutte le economie del mondo, faccia ricadere ancora una volta sulle spalle dei lavoratori e delle lavoratrici le conseguenze di scelte politiche sbagliate, improntate su bassi salari e precarietà. Tali scelte stanno inoltre accentuando la frattura tra generazioni e tra lavoratori con effetti che non possono più essere sottaciuti. La crisi economica richiede a tutti scelte innovative e responsabili che salvaguardino la coesione sociale, la dignità delle persone e l'uguaglianza dei diritti.

Su queste questioni la politica, e soprattutto un partito come il PD che affonda le sue radici nel mondo del lavoro e della solidarietà, deve dare voce e risposte adeguate alla domanda di giustizia sociale, di legalità e di solidarietà che viene dal paese.

Per troppo tempo si è confuso flessibilità con precariato. I limiti strategici e gli effetti deleteri di questa politica sono sotto gli occhi di tutti: l'occupazione e l'economia non crescono, aumenta invece l'insicurezza sociale. Un'intera generazione di giovani vive una condizione di solitudine e di precariato avvilente senza la possibilità di poter pianificare il proprio futuro, la costruzione di una famiglia, la stipula di un mutuo per l'acquisto di una casa. Ampie fasce di lavoro precario sono prive di ogni tutela sociale, alimentando spesso il circuito dell'economia illegale e parassitaria. Una situazione di disagio diffuso che determina una crescente sfiducia verso le istituzioni e che va superata al più presto ricomponendo ed unificando i vari tasselli di un mercato del lavoro sempre più frantumato e riformando lo stato sociale che risulta spesso incapace di dare risposte differenziate ai nuovi bisogni ed alle domande di una società profondamente cambiata e divisa.

Ripartire dalla centralità del lavoro deve diventare quindi la scelta strategica prioritaria per una politica economica socialmente sostenibile. In questa prospettiva non può trovare spazio alcuna forma di sfruttamento e di degrado del lavoro che oggi in diverse forme è legittimato sul piano normativo.

La sfida del lavoro e dello sviluppo si vince investendo nella scuola, nell'università, nella ricerca e nell'innovazione, promuovendo la valorizzazione delle persone , in particolare dei giovani.    

Ma il Governo del paese sembra viaggiare su altre lunghezze d'onda. Annuncia grandi riforme ed in concreto sembra più occupato a salvaguardare gli interessi personali del premier e le sue vicende giudiziarie. Quanto al lavoro, il recente varo in sordina da parte della maggioranza di una legge sul lavoro che toglie ai lavoratori il diritto di ricorrere al giudice quando subiscono un torto, la dice lunga sulle reali intenzioni dell'esecutivo che non desiste dal perseguire, seppure in modo indiretto e sfruttando le divisioni del sindacato, l'obiettivo di scardinare parti importanti del diritto del lavoro e dello stesso Statuto dei lavoratori (la legge è stata fortemente criticata dal sindacato e da tante parti della società civile per la sua evidente incostituzionalità e per questo non è stata firmata e rinviata alle Camere dal Presidente della Repubblica).     

Non vogliamo negare le forme di flessibilità che possono essere utili e necessarie alle imprese ed al lavoro in un contesto di economia sempre più globalizzata e competitiva, ma la flessibilità di accesso al lavoro deve prevedere la sua trasformazione in lavoro stabile, per ridare ai giovani più dignità e fiducia nel futuro e nella possibilità di costruire un credibile progetto di vita. Né vanno tradite le speranze di tanti giovani,  ormai in gran parte qualificati, che entrano in un mercato del lavoro spesso incapace di riconoscere il valore delle loro competenze e delle loro capacità.

Una flessibilità quindi regolata e contrattata, che spinga il sistema verso la stabilizzazione del lavoro in un contesto di ammortizzatori sociali e di sostegno alle imprese in grado di  accompagnare le persone anche nei possibili cambiamenti di condizione lavorativa nel corso della loro vita.

In questo senso le recenti nuove competenze in materia di ammortizzatori sociali acquisite dalla nostra Provincia autonoma possono costituire un'occasione straordinaria per sperimentare strade nuove di superamento della crisi e di difesa del lavoro ed avviare quei cambiamenti nel sistema economico e sociale locale che sono richiesti dall'attuale fase di difficoltà. Ciò sarà possibile se sapremo declinare l'efficienza economica con la salvaguardia della coesione sociale. Su questa strada è possibile collocarsi nell'alveo delle migliori esperienze europee  per politiche di sviluppo, politiche sociali ed integrazione dei cittadini.  Ma è soprattutto valorizzando il contributo e la partecipazione di tutte le categorie produttive e delle rappresentanze sociali, dentro un quadro di relazioni industriali innovative e maggiormente partecipate, che il progetto potrà andare in porto. Su questo versante vanno riconosciute al Sindacato trentino il coraggio e la coerenza di alcune scelte importanti. Anche le imprese, pur nel rispetto dei differenti ruoli, devono saper cogliere questa opportunità come occasione per affrontare le tematiche legate al miglioramento organizzativo ed alla competitività, questioni che non possono prescindere da una maggiore valorizzazione dei lavoratori e della loro partecipazione. Alla politica il compito di determinare le condizioni per le quali questi obiettivi si possano realizzare.

Ridare quindi nuova voce e centralità al lavoro deve essere la nostra priorità politica. L'illegalità e la precarietà sono un danno per tutti e vanno contrastate scommettendo sulla valorizzazione delle persone,  favorendo condizioni di flessibilità in grado di trasformare i processi di riassetto organizzativo e di internazionalizzazione in opportunità di sviluppo, per far sì che partendo dal lavoro e dai suoi nuovi caratteri, sia possibile costruire le basi di una nuova stagione di crescita sociale in coerenza con il principio della nostra Carta costituzionale che  considera il lavoro la base di ogni diritto di cittadinanza.

Con questo spirito vogliamo celebrare questo 1° maggio 2010.

Il Gruppo consiliare PD del Comune di Trento

 

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